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Modern Love | L’amore moderno non esiste

25 Giugno 2020 di Redazione

di Daniele Pasquini

 

Modern Love è una serie bellissima, ispirata da una rubrica giornalistica ancora più bella: ma il titolo nasconde un vizio retorico. È un ossimoro che suona bene, ma voi siate prudenti. Diffidate da certe scorciatoie. L’amore moderno non esiste, così come non esiste l’appetito contemporaneo, la defecazione medievale o il sonno primitivo. La fame è fame, il sonno è sonno e la cacca è cacca.

E l’amore – se non volete spaccare il capello in quattro e discutere in questo preciso momento di eros e agapé, né entrare nel merito di rappresentazioni e immaginari collettivi, né indagare il modo in cui le mode influiscono sugli accoppiamenti, né ricorrere all’ausilio di scienziati veri che vi parlino di adrenalina, dopamina e oxitocina, se non volete chiamare in causa un antropologo per farvi spiegare in che modo l’uomo-scimmia stabilisse legami affettivi, se non ve ne frega granché di far riesumare dai paleontologi un mucchio di ossa del Calambriano per constatare come si accoppiassero i nostri prozii, né vi va di mettere in dubbio l’intensità della vostra storia con Luciana, quella della sezione C con cui vi abbarbicaste in gita di quarta – è amore, in qualsiasi tempo.

L’amore si presta agli aforismi, ancor più alle frasi fatte. Ma quindi perché ne parliamo così tanto, in ogni tempo, fino allo sfinimento? In fondo è così totalmente particolare e così totalmente universale che narrarne di nuovi o di vecchi non fa poi tutta questa differenza: erano amori quello di Paolo e Francesca, quello di Oscar e Bosie, quello di Frida e Diego. Non è male nemmeno il mio. Sono sicuro che a raccontarvelo per benino vi potrebbe anche interessare.

Mia moglie ha gli occhi lucidi – di commozione, beninteso – alla fine dell’ultimo episodio. Lo schermo assorbe, restituisce ma perlopiù riflette: se non sei un intellettuale predisposto alla critica, rielaborando i pixel vedrai sempre te stesso. Alla fine non è questo che cerchiamo, pur nella molteplice varietà dei casi? Nella vicenda del ragazzo che insegue la ragazza e la ritrova dopo anni, nei due anziani che si concedono l’ultimo giro di ballo, nella coppia gay alle prese con un’adozione. Nei tanti tipi di amore, troviamo sempre noi stessi. Farci raccontare l’amore ci fa sentire meno soli, e se si è in compagnia ci fa sentire finalmente compresi. Perché gira che ti rigira è questo che cerchiamo di dirci: accoppiarci non ci basta, abbiamo bisogno di percepire le scintille e lo sfrigolio delle particelle che impattano.

Perpetuiamo l’esercizio, in forma diretta o indiretta, da quando ce ne è data l’opportunità. Modern Love in questo riesce particolarmente bene. Ma non date troppo peso all’ambientazione, alle atmosfere, al titolo pretenzioso. A prescindere da New York, dalla pioviggine e dallo zoo, dal portiere del palazzo e dallo startupper figaccione, la storia è sempre la stessa: ci siete voi stesi su un divano, e vi domandate perché è così bello sentirsi in quel modo lì, quando un essere umano vi capisce.

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Postato in: Lo sfogone Tag: 2019, John Carney, modern love, New York, serie tv Fai un commento

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