Mio nipote di 4 anni mi ha chiesto: «Chi è Hans Werner Henze?». In realtà non lo ha detto proprio così, ha detto una cosa tipo hanzeiderenz tanto che inizialmente pensavo contasse in tedesco. Stava pure finendo di masticare la sogliola. Gli ho risposto, mentre toglievo i bicchieri colorati in plastica rigida dal tavolo: «era un compositore tedesco con la Maserati che fumava troppo». Nel dirlo, ho notato che i poveri chiamano le automobili per metonimia, utilizzando cioè il nome del brand per indicare l’auto, con l’articolo femminile. I ricchi fanno lo stesso, ma col maschile. Il Maserati, il BMW, il Porche, il Ferrari. A dire la Ferrari, la BMW, la Maserati, sono solo quelli che queste automobili non possono permettersele.
Ladri di biciclette | A noi non ci ferma nessuno
di Beatrice Salvioni
La mattina che mio padre disse: «Stasera ti porto alle giostre», fu la prima volta che lo vidi piangere.
Eravamo a tavola, ai nostri soliti posti. Io spalle alla finestra, avevo la faccia pesante di sonno, sulla schiena il sole di maggio. Lui aveva lo sguardo ficcato nel fondo della tazza di caffelatte e non diceva niente. Indossava la tuta da lavoro, rigida dallo sporco del giorno prima, grossi aloni imbiancati sotto le ascelle. La sera non era tornato in tempo per farsela lavare e quella di ricambio era ancora appesa allo stendino.

