L’appuntamento è alle quattro e trenta del mattino in un vecchio cinema in disuso. La sveglia non suona, ma l’ansia di cannare un appuntamento importante mi fa aprire gli occhi alle quattro e un quarto.
Inferno | Cronache dal set (1)
Come da contratto stipulato con la Toro Media S.r.L., il mio ruolo, durante le riprese fiorentine del film Inferno, era quello di gestire un gruppo di comparse che oscillava tra le 15 e le 50. “Gestire” significava per lo più ammazzare il tempo in qualche modo, raccontarsi aneddoti su cosa aveva visto chi – la nuca di Tom Hanks, le falangi di Ron Howard, i lobi di Felicity Jones – per trovarsi a pendere dalle labbra di chi aveva avuto la fortuna di fare una scena vicino ai protagonisti, di ripetere lo stesso ciak venti, trenta volte in compagnia delle star. Di questi racconti ascoltavamo inebetiti i particolari più irrilevanti: “e poi mi è passato vicino”, “non pensavo che fosse così grasso”, “a un certo punto ha scoreggiato”. La magia del cinema ci aveva letteralmente irretito.
Il ponte delle spie | Di cosa parliamo quando parliamo di Steven
C’è chi pensa alla storia come a un convoglio corazzato che sfreccia sicuro sulle autostrade del tempo, alimentato da solide relazioni di causa-effetto che portano senza indugio alcuno dal punto A al punto B perché è così che deve essere, in un percorso forse tortuoso ma certamente sensato che ad ogni svolta sembra intonare un inno all’evoluzione socio-economica del genere umano. C’è anche però chi la vede più come una berlina coi freni scassati, lanciata a casaccio su un magma ribollente di umori, intrighi, ambizioni e bassezze che generano catastrofi sempre più improbabili e fantasiose. Si può solo continuare ad andare avanti nell’attesa di venire inghiottiti da un cratere, e probabilmente non sarebbe neanche l’epilogo peggiore.


