di Giulia Viola Pacilli Ricordo che il giorno in cui ci siamo sposati, dopo la cerimonia, iniziò a piovere. Io aprii l’ombrello; Rebecca, invece, scese di corsa i gradini, buttò indietro la testa, aprì le braccia e iniziò a girare e a ridere. Sembrava l’avesse pensata lei la pioggia, sembrava un trucco programmato perché tutti gli invitati vedessero quanto fosse stupenda. Mi sentii un deficiente con quell’ombrello in mano.
Scene da un matrimonio | Secondo il vento
Le braccia stese in avanti per non sbattere scavalco il tuo corpo scomposto nel sonno e mi infilo sotto le coperte.

