Da bambino ero terrorizzato dall’idea di essere spiato. Niente paranoie da psicopolizia o servizi segreti, semplicemente immaginavo amici, parenti e conoscenti vari, trovarsi all’interno di un microscopico centro operativo posto dentro la mia testa, simile a quello più recentemente visto nel film Pixar Inside Out, per intendersi, anche se il mio inconscio aveva tratto ispirazione dalla nano-navicella di Salto nel buio, una pellicola del 1987 firmata da Joe Dante e prodotta da Steven Spielberg, la quale, dietro una trama pop-fantascientifica, sembrava nascondere un lato oscuro.
Baby | Zapping
Meno due giorni alla Fase 2.
Sto facendo zapping notturno e a un certo punto eccolo lì. Tre metri sopra il cielo.
Non l’avevo mai visto. Ma quanto cazzo è vecchio? Sembra un film degli anni ‘90. Vado a vedere. 2004. Cazzo. 2004. Me lo ricordavo come fenomeno giovanile. Il problema è che quando è uscito ero giovane anch’io. Sedici anni fa.
Babi era il nome della protagonista. Con uno Scamarcio alle prime armi si messaggiavano col Nokia.
A un certo punto guardo meglio la mamma di Babi. Dove l’ho già vista?
Ma certo.
Oggi ho finito di vedere la seconda stagione di Baby su Netflix. Un sacco di cose interessanti in questa quarantena. Che coincidenza. L’attrice della mamma di Babi è la stessa della mamma di Ludovica la Baby, invecchiata. Tutto torna.

