Doriano guardava il riflesso del suo viso tra bottiglie di amari, aspettando che tornasse qualcuno.
Il barista era sparito, «scendo un attimo in magazzino» aveva dichiarato e già da alcuni minuti non si vedeva più. Magari ne aveva approfittato per fumare o pisciare, o forse si era addormentato su una brandina. Comunque a Doriano era passata la voglia di bere.
Fu allora che vide nel riflesso dello specchio due uomini venirgli incontro, uno basso e grigio, l’altro di media statura con viso da pesce. Il basso indossava un borsello a tracolla che lo costringeva nei movimenti, cosa che fece subito sospettare a Doriano si trattasse di poliziotti.
«Volete vedere il green-pass?» chiese meccanicamente, girandosi verso i due uomini.
«No» rispose «Siamo qui per il Festival».
«Ah, ecco» aggiunse dubbioso Doriano.
«Lei per caso fa parte della giuria?» chiese quello con la faccia da pesce.
«Sì, è così».
Quando le persone non parlavano apertamente, ma sembravano alludere a qualcosa, Doriano terminava le frasi al posto loro, ma quella sera non sapeva come farlo.
«Siete anche voi per lo spettacolo dei Mariachi?» chiese dopo un attimo, poco convinto.
«Certo» rispose l’uomo pesce «siamo venuti apposta».
«Dovevano essere già arrivati, ma sapete come funziona a questi Festival. Del resto il ritardo potrebbe anche essere benissimo legato alla loro cultura».
«Credo che arriveranno tra mezz’ora» aggiunse Doriano guardandosi il polso come a conferma di quelle parole, sebbene non indossasse l’orologio.
«Sa» disse l’uomo «siamo venuti qui stasera per il cinema sudamericano e naturalmente per lo spettacolo dei Mariachi, ma siamo venuti soprattutto per lei».
«Per me?» chiese Doriano «E perché?»
L’altro uomo prese dal borsello un foglio e lo passò al collega.
«Vede, abbiamo notato che da un po’ di tempo lei fa il giurato in diversi premi. Leggo qui: Entre dos Mundos, Premio Prato Poesia, Korea Film Festival e prima ancora… Lei come se lo spiega?»
«Non saprei, non ci ho mai riflettuto».
«Non ha neanche un vago sospetto?»
«Ma che volete da me?»
«Non si scaldi Doriano. Come ha imparato nella sua esperienza di giurato, la prima regola è non scaldarsi. E lei non è tipo che si scalda, dico bene?»
«Nessuno si scalda» disse Doriano cercando con lo sguardo il barista, o un avventore del cinema. Intorno a loro non c’era nessuno.
«Vede Doriano, noi riteniamo che lei abbia delle qualità. Non ci fraintenda, qualità del tutto generiche, ma vorremmo fare una prova con lei, se è d’accordo».
«Una prova, dice».
«Un tentativo».
«Di che genere di tentativo parliamo? Non è una domanda che ci si aspetta da me, vero?»
«Cominciamo a capirci» disse quello basso che fino ad allora non aveva proferito parola, e i tre si avviarono verso l’uscita del cinema, camminando sulle mattonelle lucidate, in silenzio.
*
Doriano era seduto su una brutta sedia di plastica bianca, in un giardino pubblico.
«Qual è il suo?» chiese un uomo di mezz’età che gli sedeva accanto e di cui Doriano fino a un attimo prima non aveva notato la presenza.
«Come dice?» chiese Doriano.
«Qual è il suo bambino» ripeté l’uomo e solo allora Doriano si rese conto di essere a una festa di compleanno e sul prato davanti a lui una dozzina di bambini e bambine di tre anni si rincorrevano urlando.
Doriano indicò in quel mucchio indistinto e la risposta sembrò accontentare l’altro.
«Lei sarebbe…» continuò l’uomo.
«Sono il cugino. Il cugino… del padre» rispose Doriano con un tono strozzato, perché non aveva la minima idea di dove si trovasse e chi fossero le persone intorno a lui.
«E lei invece?» chiese all’uomo seduto accanto.
«La mia Lucilla è compagna di classe di Tancredi».
«Ah. Lucilla e Tancredi. Come no».
«Una bella giornata, non trova?»
«Una splendida giornata» confermò Doriano «Prendo qualcosa al tavolo del buffet. Le spiace?»
«Prego, è là apposta».
Doriano nel rispondere all’uomo aveva avuto un momento d’incertezza, ma poi era stato svelto nel riprendersi e tornare a padroneggiare la situazione. Si sentì subito meglio e si diresse verso il tavolo con passo sicuro. Al tavolo del buffet vide una donna che beveva un analcolico con una cannuccia e gli venne il dubbio di averla già vista altrove. Mentre con dei gesti apparentemente distratti Doriano si versava della birra in un bicchiere continuò a osservare la donna da lontano.
Aveva occhi brillanti e indossava una maglia chiara in cotone che lasciava le spalle scoperte.
La donna ricambiò lo sguardo e gli sorrise, poi continuò a succhiare dalla cannuccia e non disse nulla. Fu allora che un suono secco come di tamburo li fece voltare all’unisono in direzione del prato. Ma non era successo niente. Era solo arrivato un tizio, evidentemente un animatore ingaggiato per intrattenere i bambini che gli correvano tutto intorno, felici.
L’uomo iniziò a tirare fuori da un borsone numerosi strumenti musicali e dei costumi di scena, ed ecco spiegato il suono del tamburo. L’uomo si girò di schiena e quando tornò a rivolgersi verso il pubblico di bambini e genitori aveva in mano una chitarra, un cappello a tesa larga e il tipico costume Mariachi. Doriano e la donna si guardarono di nuovo.
Che anche lei fosse lì per la sua stessa ragione?
Poi Doriano smise di pensarci. Guardò il sole, schermandosi con la mano, e tornò a sedere alla sua sedia di plastica, accanto al padre di Lucilla.

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