È difficile trattenere la memoria onirica, bisogna afferrarla in quel breve istante che precede la veglia, quando il ricordo sfugge da ogni poro, lasciando un generalizzato formicolio sottocutaneo e un fotogramma da cui ripartire. Il mio è un braccio metallico, e tanto basta per seguire a ritroso, come sotto ipnosi o interrogatorio, ogni movimento del sogno, per provare a prenderne possesso prima che sfumi in una inquietudine che via via si dirada come nebbia col giorno che avanza.
La vita invisibile di Eurídice Gusmão | Dove vanno a finire i sogni
Quando ripenso al mio passato posso distinguere tre o quattro istanti in cui la mia vita ha preso una direzione. Non parlo di momenti cruciali o di eventi catastrofici, sono cose banali, quotidiane, irrilevanti: una chiamata rifiutata, un viaggio rimandato, una strada diversa per tornare a casa. Eppure c’è qualcosa che luccica in questi ricordi. Un lampo. Sono attimi inutili e cristallini che tornano alla mente come una profezia. Proprio in quel momento qualcosa è cambiato.

