di Silvia Costantino Da piccola svenni. Ero la più alta della classe alla scuola materna, che aveva un grande giardino che dava direttamente sopra gli uffici dove lavorava mio padre. Nelle feritoie della finestra del suo studio spesso lasciavo cadere margherite e fili d’erba, così lui alzava gli occhi, imbarazzato per i pazienti ma forse contento. Un giorno, dicono, svenni.
Macaulay Culkin | A pizza day
La vita, direi, è strana. Quantomeno. Nella tribù degli Huli, in Papua Nuova Guinea, il prestigio di un uomo è misurabile dalla sua capigliatura. I cosiddetti “uomini parrucca” si fanno crescere i capelli a dismisura e li acconciano con fiori e con piume d’uccello, uccelli del paradiso. Ogni atto della loro quotidianità è volto all’accrescimento della parrucca, grazie alla quale deterranno più o meno potere e scaleranno più o meno gradini della loro rigida gerarchia sociale. Il potere è esercitato principalmente sulle donne – ça va sans dire – infatti un solo uomo parrucca può impartire ordini a un numero piuttosto cospicuo di donne. Le donne non possono discutere con gli uomini, tanto più se questi hanno una grande parrucca. Esse devono cucinare, procreare e sorvegliare i maiali, mentre gli uomini parrucca cercano le piume più belle e infarciscono i loro rasta di unguenti e fanghiglie varie. Non troppo dissimile qua a Hollywood. In quanto a stranezza, intendo.

