di Aquiles José Martínez Pérez Mettiamo che un venerdì d’inizio aprile, quando in Inghilterra le giornate si allungano e le chiome degli alberi si ricoprono di foglioline pallide, tu esca dal tuo lavoro: un palazzo di vetro piantato in uno di quei paesini tristi e monotoni che gravitano a un’ora da Londra.
Babel | Jacinta cerca l’amore
di Aquiles José Martínez Pérez Sei gatti aspettano Jacinta affacciati alla finestra. Non la vedono da quando lei li chiuse dentro casa e scese lungo il sentiero che porta ad Agaete.
TAR | Il Conte
di Aquiles José Martínez Pérez Alle superiori, le lezioni di Storia erano strazianti. Le teneva un professore anziano, un po’ sordo e minuto, che forse per i suoi vecchi abiti larghi, eleganti e polverosi, chiamavamo il Conte. Entrava in aula con qualche minuto di ritardo, appoggiava la ventiquattrore sulla cattedra e subito iniziava un soliloquio, camminando lentamente con lo sguardo fisso a terra, dalla scrivania alla porta e viceversa. A un certo punto si fermava, si tirava su i pantaloni, stringeva la cintura e ci rivolgeva uno sguardo sorpreso, come se solo allora si fosse accorto della nostra presenza. Poi ripartiva con la sua lunga camminata, e le nostre palpebre cadevano e si rialzavano al ritmo dei suoi passi fino a quando non suonava la campanella.


