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In fuga dalla bocciofila

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Mommy | 1:1

30 Dicembre 2014 di giovanni ceccanti

Un paio d’interventi infelici li ho fatti, durante il film, piccole cose che mi ritrovo a dire per rompere quella tensione che rimane sempre attorno, quando esco e sono con gli altri – sparo parole a salve, le sparo nell’aria per tenere tutti alla debita distanza – ma Francesca accanto a me riesce a distinguere le parole di piombo da quelle a salve e ignora platealmente le seconde. Perciò quando mi giro verso di lei e le farfuglio qualcosa, come se mi sentissi in dovere di alleggerire una scena troppo patetica, a lei basta far brillare gli umori che a stento trattiene negl’occhi per rigettarmi dentro il film con la coda fra le gambe – non le è scesa una sola lacrima, a quanto ne so.

Cose che abbiamo in comune: una coscienza ipertrofica, lo stato vigile e attento di chi si guarda sempre da fuori.

L’ultima scena di Mommy è tra le più forti che abbia mai visto, e ci getta entrambi in fondo alle sedie comode del cinema Flora, attoniti di fronte ai titoli di coda come alla fine di una storia d’amore. Ci fa sentire come se fossimo la zavorra di noi stessi.

Si accendono le luci in sala, le persone escono lentamente – teste grigie e teste bianche per lo più.

La conformazione armonica del soffitto, due linee di neon appese alla ribalta, noi due che ascoltiamo con troppa attenzione il memento mori di Lana del Rey.

Andiamo via Fra, usciamo da questo cinema anni sessanta e fumiamoci una sigaretta – aspetta, vado prima un momentino in bagno e poi ci fumiamo la sigaretta – scambiamoci impressioni a caldo su questo nuovo 400 colpi, Truffaut+Korine, prendiamo la macchina e andiamo a festeggiare Saeed, corriamo veloci prima che la pioggia ci colpisca, domani qualcuno si ricorderà di noi.

Cose che non abbiamo in comune: l’amore per Lana del Rey.

Il tuo dito indice diceva: un minuto. Sono state due sigarette e qualche respiro preso fino in fondo. Poi mi hai riferito cantando dei pesi che ti eri tolta e io ho pensato che fosse il momento giusto per abbracciarti, il momento imperdibile per un gesto davvero eloquente. Perché a volte le parole mancano, per esempio non sappiamo come chiudere un pezzo, allora la cosa più logica che ci sia da fare è mettere un bel punto e vedere cosa succede.

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Postato in: Recensioni Tag: coscienza ipertrofica, giovanni ceccanti, harmony korine, i 400 colpi, lana del rey, mommy, truffaut, xavier dolan Fai un commento

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