di Silvia Roncucci (essi vivono)
Ora il vento le fa oscillare tanto che Giuliano è sicuro che tra poco cadranno.
«Gli sta bene a quei teppisti» dichiara Mario, «vengono qui, piazzano le loro robe e attirano i compagni. Ora che la notizia è uscita sul Corriere non si azzarderanno a farsi vivi!»
«Basta che cadono da sole, io mica mi ci metto a stuzzicarle» osserva Danilo.
Giuliano scrolla la testa e rimane in silenzio.
«Dice che le hanno viste anche a Col di Tuscia» aggiunge Danilo.
I tre amici si sono portati le sedie da casa. Lì sul poggio c’è un bel freschetto e di solito quello spazio è occupato dalle auto. A metà agosto il paese si svuota e rimangono solo i vecchi, i vedovi, chi non ha parenti. Né la forza o la voglia di seguire la famiglia al mare. Alla fine, la famiglia diventano quelli che restano. Con i quali godersi la frescura fino a tardi, senza dover rendere conto a nessuno.
Ognuno di loro ha elaborato una teoria sull’apparizione.
Mario ha letto che sono i tipi che vendono la droga, pusher o come si chiamano, a mettere dei segnali. Lui il giornale lo legge tutti i giorni, domeniche comprese, come accompagnamento al caffè del bar. Entra, strizza l’occhio alla Lucia, butta là la solita battuta su cosa le farebbe se non ci fosse suo marito di vedetta. Mentre suo marito lì accanto, che la vedetta non la fa più da secoli, se la ride insieme a loro. È così dal primo giorno di pensione di Mario – per l’appuntamento con la rassegna stampa; il caffè e gli apprezzamenti alla Lucia ci sono sempre stati. L’unica volta che non si è visto al bar è stata anche la sola in cui sua moglie non si è svegliata prima di lui al mattino.
«Sì, ma però io non ho capito una cosa» dichiara Danilo. «Dice qui i drogati troverebbero la roba. Ma dove? Davanti c’è questo posteggio, dietro la ferrovia, di là e di qua le case.»
«L’avranno nascosta in una buca dietro ai cespugli?» chiede Mario.
«E i soldi li lascerebbero nella buca? Se qualcuno si avvicinava alle siepi me ne accorgevo» dice Danilo. Fa cenno di sì con la testa come per rinforzare le sue convinzioni. Ma anche perché ormai la sua testa è scossa da spasmi affermativi senza motivo.
Una delle case vicine la conosce bene. Suo figlio abita lì. Lo ha invitato a partire con lui per il mare, ma Danilo ha risposto no grazie, altrimenti gli sarebbe toccato fare da bambinaio insieme a sua moglie e non ci pensa neanche. Meglio dare acqua alle siepi che non frignano, né si lamentano che vogliono il gelato o gli scappa pipì. Ci pensi la nonna ai nipoti, visto che è affare da donne e suo figlio ne ha messi al mondo anche troppi, anche più di lui stesso.
«Non li so i dettagli, e comunque hai ragione, qualcosa avresti sentito» risponde Mario e continua a fissare i cavi, in alto, mentre passa i polpastrelli attorno ai bottoni della camicia. Sostiene che porta le stesse camicie di quando lavorava in Comune. Gli amici non avrebbero il coraggio di controbattere neanche col pensiero.
«Se era così, i carabinieri cercavano tra i cespugli. Invece dice hanno fatto la solita ronda» osserva Danilo. Alita sugli occhiali e li inforca per guardare meglio in alto. A forza di consumare la vista sulla catena di montaggio, ha perso la capacità di mettere a fuoco oltre due palmi dal viso. Tutta colpa della marmaglia di figlioli da mantenere.
Mario annuisce. Si guarda la mano, gira e rigira gli anelli attorno al dito.
«Dice forse è un fioretto. Gli studenti fanno a gara a lanciarle lì e se ce le impigliano si laureano bene, sennò niente» continua Danilo.
La mente di Giuliano rumina, ma non abbastanza da fargli confessare che, secondo lui, gli studenti di oggi sono troppo pigri per impegnarsi in una cosa del genere. Oggigiorno i ragazzi sanno solo smanettare col cellulare. Non gli sembra una ragazzata.
Se lo dicesse però gli altri risponderebbero che lui, cosa ne sa lui dei giovani. Non ha nipoti, né figli, non è neanche mai stato vicino a sposarsi.
Rimangono un po’ in silenzio. Una brezza piacevole ha ripreso a soffiare sul poggio. Nuvole sottili sono troppo lontane per sembrare minacciose.
Mario si tira giù le maniche della camicia. Chissà perché si ostina a portarle lunghe se poi gli vengono gli aloni alle ascelle e le piegacce, e lui da solo non è capace a far venire via né gli aloni né le pieghe.
Danilo sospira: regalerebbe l’anima al diavolo per trascorrere i giorni che gli restano in questa pace.
Giuliano passa le dita sugli occhi irritati dalle folate. Li fissa sulle scarpe che penzolano davanti a loro, sopra i cavi elettrici. Una dozzina di Converse rosse con i lacci bianchi che qualcuno – pusher, studenti – è riuscito a lanciare fin lì.
Si sente un’auto lontana. Un cellulare squillare, oltre la stazione. Le campane della chiesa segnalano l’inizio di una messa a cui assisteranno solo prete e sacrestano.
«Secondo me è un’opera d’arte» dice dopo qualche minuto Giuliano. «Una di quelle astratte, come si chiamano… per risvegliare le coscienze. Siamo sempre con la testa per aria… dovremmo rifletterci su.»
Mario e Danilo si guardano, le sopracciglia aggrottate. Alla fine danno una sonora pacca sulla spalla a Giuliano e sbottano in una risata sconcia.
«Che paroloni! Arte astratta… risvegliare coscienze…» dichiara Mario.
«Dice quando rimontavi i ferri vecchi in officina avevi più sale in zucca. A forza di farci le sculture, coi ferri vecchi, ti sei montato il capo!» lo canzona Danilo.
Giuliano si sforza di sorridere. Lo sa anche lui di essere il solito stravagante, quello che cerca la spiegazione meno plausibile.
Quella notte Mario avrà allungato il braccio verso il lato vuoto del letto almeno una decina di volte; Danilo incolperà la prostata del terzo viaggio al bagno, quando è il pensiero di ritrovarsi la famiglia intorno a non dargli pace; e Giuliano, Giuliano dormirà nella sua beata innocenza, mentre il vento smetterà di soffiare, lasciando spazio a dei nuvoloni. Sarà troppo buio perché qualcuno di loro veda quanto sono scuri, sono troppo sordi perché si accorgano del trambusto che faranno fulmini, acqua e sbuffi. Le scarpe, intanto, resisteranno appese al filo.
Al mattino, quando l’asfalto delle strade spazzato dalla pioggia brillerà sotto un cielo malva tanto strano da sembrare uno scherzo, in un momento di quiete assoluta, un paio di Converse si lascerà andar giù.

Rispondi