di Fabrizio Aurilia
A Milano, via Farini non si chiama via Farini.
O meglio: i milanesi non la chiamano così. A Milano via Farini è semplicemente Carlo Farini, senza via. Due amici s’incontrano, parlottano un po’, poi si danno appuntamento per la sera e uno dei due dice: “allora d’accordo, ci vediamo in Carlo Farini”, oppure “allora alle 10 al ponte di Carlo Farini?”.
Stesso discorso vale per piazzale Maciachini. A Milano non si dice mai “vediamoci in piazzale Maciachini”, ma piuttosto “ok, allora stasera in Maciachini”. Semplicemente così: in Maciachini.
A Roma si dice: “vediamoci in Piazza del Popolo”. A Milano: “appuntamento puntuali in Cadorna”, o “in Cairoli”.
I romani s’incontrano in via Cola di Rienzo; i milanesi in Moscova, che poi sarebbe via della Moscova. A Roma la gente corre a Villa Borghese; a Milano si gioca a pallacanestro in Sempione (al Parco Sempione).
Una domenica prendo la bici e vado a fare un giro per le strade intorno a casa mia, ma senza accorgermene arrivo fino a via Borsieri, e passo davanti al Frida, che a quell’ora è chiuso, o forse è chiuso perché è il 10 agosto.
Quando leggo la targa di via Borsieri mi stupisco di esserci arrivato in così poco tempo e scopro che esiste una sopraelevata che attraversa i binari della stazione di Porta Garibaldi (“Ci vediamo in Garibaldi allora?”) e che collega il quartiere Isola alla zona dei Bastioni di Porta Nuova. Su questa strada siamo solo io e due ragazze su una bici: fanno un po’ fatica a salire perché la bici ha un solo rapporto e non sembrano abituate ad andare in due. Forse fanno anche un po’ finta di cadere, forse sono straniere, forse milanesi.
Mi ritrovo in largo La Foppa e decido di andare a vedere se Rossignoli, in Corso Garibaldi, è aperto, o almeno se espone la pompa per gonfiare le ruote della bici. Lo trovo chiuso. Allora proseguo e giro per via Luchino Visconti e mi ritrovo dietro al Teatro Strehler.
In quella piazza ci sono venuto a giocare a calcio, di notte: sarà stato il 2003. Ci sono venuto due volte: la prima era stata molto più divertente, forse perché era giugno e faceva caldo, ma in quella piazzetta si stava proprio bene. La seconda volta era autunno, forse fine ottobre, e faceva freddo, ma non tanto quindi finiva che sudavi ma poi avevi ancora più freddo.
Sulla porta di Rossignoli, comunque, c’era un cartello: diceva che per le riparazioni delle biciclette, durante tutto il mese di agosto, è aperto un negozio affiliato in via De Cristoforis. Io non mi ricordo subito dov’è, ma dopo un po’ mi viene in mente: sta dietro Corso Como.
E allora ci vado perché tanto non ho niente da fare.
Corso Como è quasi bello la domenica in agosto. Non c’è nessuno e i locali aperti sono pochi. Sì, ci sono delle persone ai tavolini, ma sono quasi trasparenti, innocue e per nulla volgari. Anche questo negozio di biciclette è chiuso, ma solo perché è domenica: avrei dovuto immaginarlo.
Penso che non mi va di tornare a casa, e penso anche che queste vie intorno a Corso Como non le ho mai viste, e così prendo via Alessio Di Tocqueville.
Attraverso via Tito Speri, guardo la targa, e vedo che era un patriota.
Poi sbuco in via Maroncelli, guardo la targa di questa lunga e stretta via, con i marciapiedi ridotti e il pavé: Pietro Maroncelli, scrittore e patriota. Anche lui.
Via Maroncelli è bella, mi piace: le case sono basse e ordinate, i portoni di legno, molto signorili. Mi fermo all’angolo con via Quadrio e anche di Maurizio Quadrio guardo la targa: scrittore e patriota.
Penso che in anni giusti, in posti giusti, con la formazione giusta, non dovesse essere così difficile amare la propria patria e dilettarsi con la scrittura.
Mentre penso queste cose, un signore abbronzato e vestito sportivo è di ritorno dalla passeggiata con il suo enorme cane di razza: li guardo.
Loro guardano me e probabilmente si chiedono che ci faccio in mezzo a un incrocio, solitamente trafficatissimo, a fissarli.
Ma no… non è vero: io non guardo loro.
Guardo il bel portone di legno verniciato in verde scuro che è alle loro spalle. Come mi piacerebbe abitare in via Maroncelli: uscire ogni mattina da quel bel portone verde e rientrare ogni sera attraverso quel bellissimo portone di legno.
Eh beh, sarebbe proprio tutta un’altra cosa.

Si respira aria milanese che forse solo noi milanesi amiamo così tanto!
Righe genuine semplici dirette firse come era una volta Milano
Bravo!