di Valentina Casadei (essi vivono)
Scusami per i pianti
quelli trattenuti o fragorosi
al lavoro, dietro al bancone
o sola, nel cuore della notte
mentre il padre ubriaco a fare festa con gli amici
scusami se le implosioni
sono state per te terremoti
Tremavano le membrane? Scivolavi nella placenta?
Hai sentito i tumulti il fiato corto il groppo in gola lo stomaco chiuso?
Quelle settimane senza mangiare, avevi fame?
Quelle settimane senza sonno, quando mi rigiravo nel letto, riuscivi a dormire?
Quelle settimane senza sonno, quando mi rigiravo nel letto, sapevi che non era per te?
Scusami per il dolore non tuo, per il tuo destino breve
Il padre al mattino steso dal whiskey
ancora una volta in attesa, la madre
a ingoiare rabbia come angelo muto
Ricordi il calore delle nostre mani su di te?
Solo la pelle sottile come muro
fra i palmi e il naso abbozzato
sentivi quell’amore mai pronunciato
Interamente contenuto nel gesto?
Sentivi la gioia, l’entusiasmo?
E tutto quello che non avremmo mai potuto darti, lo sentivi?
Sapevi che nascondevo dei chiodi?
Mi pungevo perché tuo padre era più ricco della notte
ma la notte lo ha divorato
Non preoccuparti per i calci che mi davi
erano carezze per me
eri tu che scalciavi al posto mio
nel momento in cui non ci riuscivo
cresciuta nel mio silenzio
nelle notti in cui restavo ferma a tenerti stretta, senza braccia
a pensare alla madre che mai sarei stata
al corpo che non diventa mai casa
non preoccuparti per i calci che mi davi
e chi l’avrebbe mai detto, che un calcio potesse lenirmi
il sanguinamento come arrivederci
e la tua assenza che continua a nutrire

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