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In fuga dalla bocciofila

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Wednesday | Bidibiblù

14 Luglio 2026 di Redazione

di Viola Villani (campionato mondiale di racconti di piazza edison, prima edizione)

 

 

C’era una volta una bambina di nome Tea.

Tea era alta, ma non troppo, magra, ma non troppo, con i capelli rossi, ma non troppo, due gambe due braccia, due mani e due piedi.

Tea amava correre, arrampicarsi, giocare a baseball e fare giochi spericolati. Non stava mai ferma!

Una mattina come tutte le altre, ma non troppo, si svegliò e scoprì che una delle due mani non c’era più. Sul cuscino le aveva lasciato un biglietto con su scritto:

Sono la mano Bidibiblù

E qui con te non ci sto più.

Vado in giro per il mondo

e non so se ritorno.

“Come potrò arrampicarmi con una mano sola? “Come potrò tenere la mazza da baseball con una mano sola?” si disse Tea. Era triste e arrabbiata!

Inizialmente pensò che fosse uno scherzo e la cercò per tutta la casa, ma niente.

Quindi uscì. “Forse è andata a fare la spesa…”

Come prima cosa passò dai suoi amici ortolani:

«Buongiorno signorina Tea, oggi ho preparato il minestrone ne vuole un po’?»

«No grazie, sto cercando la mia mano, l’ho persa, l’avete vista?»

«Non abbiamo visto nessuna mano, forse potresti andare dai carabinieri per fare la denuncia!»

«Ottima idea, non ci avevo pensato!» esclamò Tea e subito andò verso il comando dei carabinieri.

La accolse un omino muscoloso ma non troppo, stempiato ma non troppo.

«Salve signor Carabiniere, sono qua per denunciare la scomparsa della mia mano!»

«Che cosa buffa signorina!» Rispose l’omino carabiniere. «Qua prendiamo denunce per portafogli, cellulari ed effetti personali, ma non per le mani!»

«Ma io ho un affetto personale per la mia mano!» rispose indignata Tea

Il carabiniere la guardò stupito e poi disse:

«Mi dispiace non possiamo aiutarla.»

Tea divenne ancora più disperata e arrabbiata e decise che avrebbe cercato la sua mano da sola.

In fondo era una mano, non poteva essere andata molto lontana… così iniziò a camminare.

Camminò così tanto che arrivò al mare.

«Bidibibluuuuu’ Bidibibluuuuu’» ma non vi era nessuna risposta.

Faceva molto caldo ed era stanca, quindi decise di farsi un bagnetto. Anche se aveva una mano sola poteva nuotare lo stesso.

Si immerse sott’acqua e vide un cavalluccio marino, piccolo ma non troppo, che agitava la sua codina arricciolata e si muoveva felice tra le onde.

Tea pensò “i cavallucci marini non hanno le mani, eppure sembrano felici lo stesso.”

«Cavalluccio! Hai mica visto la mia mano? Si chiama Bidibiblù!»

«Tutte le cose perse vanno a finire sul monte dei perdenti, devi andare lassù» e indicò una montagna rocciosa alta, alta, altissimissima.

«Grazie cavalluccio vado subito! Devo assolutamente ritrovarla.»

Tea si arrampicò sugli scogli e fu lì che vide un granchio senza una chela.

«Ehi granchio, ma come fai senza una chela?»

«Non mi preoccupo, l’altra chela mi funziona benissimo!» E così dicendo se ne andò.

Si sa i granchi sono di poche parole.

Poi Tea attraversò una radura, e vide un camaleonte appoggiato su un cespuglio… “che buffo, lui ha perso la coda!”

«Ehi camaleonte ma come fai senza la coda?»

«Non mi preoccupo, la mia lingua si è allungata e funziono benissimo lo stesso». Così dicendo tirò fuori la sua lunga lingua, acchiappò un moscerino e se ne andò.

Tea iniziò ad arrampicarsi sulle rocce che l’avrebbero portata al monte dei perdenti, il sentiero era sdrucciolevole e ripido e con una mano sola non era per niente facile.

Giunta a metà della montagna, una volpe rossiccia ma non troppo la fermò.

«Ehi signorina, perché tutta questa fatica per arrampicarti lassù?»

Guardandola, Tea vide che le mancava un orecchio.

«Voglio andare sul monte dei perdenti a riprendere la mia mano e dovresti venire anche tu, visto che ti manca un orecchio!»

«Ma io vivo benissimo anche con un orecchio solo: sento gli odori molto più degli altri e mi piace stare qua… non capisco a cosa serva tutta questa fatica che stai facendo!» e scodinzolando se ne andò.

Tea guardò la volpe scomparire tra le rocce “non sarà certo una volpettina a convincermi!” e così continuò la sua ostinata salita verso la cima. Man mano che saliva le pietre erano sempre più sconnesse e il sentiero ancora più impervio, ma lei era cocciuta e testarda e non si dava per vinta: ormai la cima era vicina, niente e nessuno l’avrebbe fermata.

Doveva assolutamente riprendersi la sua mano!

Usando le ultime forze scalò il pezzettino finale e arrivò sul cucuzzolo della montagna.

Si guardò intorno, vi erano solo rocce e nuvole.

«Bidibibluuuuu’ Bidibibluuuuu’!» disse esausta, ma non vi era nessuna risposta.

“Tutta questa fatica per niente” pensò mentre le lacrime le rigavano il volto.

Allora si stese su una roccia a guardare le nuvole… una di queste assomigliava a un gatto e così le venne in mente la sua gatta Vispa, che era a casa ad aspettarla, e pensò a tutto quello che si era persa andando in giro a cercare la sua mano.

Si alzò, tornò indietro, ringraziò la volpe, il camaleonte il granchio e il cavalluccio che le fece l’occhiolino. Nuotò e camminò lentamente verso casa apprezzando ogni suo passo. Non aveva voglia di correre e, inaspettatamente, andava bene anche così.

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Postato in: campionato mondiale piazza edison Tag: campionato mondiale racconti piazza edision, viola villani, Wednesday Fai un commento

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