di Silvia Roncucci (campionato mondiale di racconti di piazza edison, prima edizione)
Viola scava una buca e maledice la sabbia che pizzica le cosce; l’appiccicume sulla schiena sotto il sole delle undici; la mamma. Soprattutto maledice la mamma perché ogni anno vuole tornare qui, dove il vento del Tirreno spazza le facciate delle case giallo vomito e brucia la pelle alle bambine come lei. Poco lontano vede Maddalena e Lea: Maddalena salta a piè pari le onde che sfumano sul bagnasciuga, seguendo il ritmo della pallina che Lea fa rimbalzare sul racchettone.
«Cinquantatré, cinquantaquattro» conta Lea, mentre si aggiusta il costume per coprire le natiche grosse. «Facciamo fino a cento?»
Un balzo dopo l’altro, il top di Maddalena vuole sgusciar via; i piccoli seni appuntiti non riescono a trattenerlo. Lei se ne frega e grugnisce contro Lea, concentrata sulla conta, sulla schiuma che va e che viene, sul proprio respiro.
La mamma di Viola si alza dalla sdraio e raggiunge nonna e fratellino in acqua. «Vieni anche tu a fare il bagno, Viola?»
«No.»
«Allora mettiti la crema.»
Viola continua a scavare senza alzare il capo. Vorrebbe allargare la buca finché l’acqua, un’onda dopo l’altra, non ci arriva. Trascinando con sé quel che trova – secchiello, paletta, formine – e quel che c’è un po’ più in là: i castelli di Maddalena e Lea con le guglie di grani di sabbia colati l’uno sull’altro; le scritte a quattro mani sul bagnasciuga per giurarsi eterna amicizia – loro due soltanto, le bestie. A volte invitano a giocare altre bambine – portano il fenicottero rosa a fare il bagno; si filmano mentre ballano e cantano i tormentoni latinoamericani di cui non sanno le parole – ma Viola non la invitano mai. Eppure loro tre si incontrano ogni anno da quando gattonavano sulla sabbia.
«Ci vieni a fare il bagno?»
Viola deve coprirsi gli occhi dal sole per vedere Lea in controluce, in piedi lì davanti. L’acqua ha quasi raggiunto la buca; Maddalena è sparita. Viola si chiede perché – forse Lea si è stufata di stare dietro ai capricci di Maddalena e l’ha mandata al diavolo –, e pensa a cosa rispondere: meglio evitare o provarci?
Il tempo per pensare non c’è: Maddalena si avvicina, solleva un cornetto Algida verso la faccia di Lea – che glielo strapperebbe di mano con gli occhi –, e dice che le dispiace che sia a dieta di nuovo. Poi indica Viola: sarebbe proprio una figata fare il bagno con una conciata così com’è lei, dice, ci sarebbe proprio da fotografarla quel mostriciattolo di Viola e metterla sui social per farsi due risate, ci sarebbe. Lea smuove con i piedi la sabbia come se lì sotto potesse trovare qualcosa da dire; Maddalena lecca il cornetto e fissa Viola che si strofina i palmi sulla pancia, sul costume gonfio – quell’ingombro di costume cucito dalla mamma con stoffa impermeabile beige a fiorellini e riempito di gommapiuma in vita. Se le prendesse la voglia di andare verso il largo, ripete la mamma, un costume come quello delle altre per lei non andrebbe bene; è faticoso, bisogna avere cent’occhi con questa bambina, ripete la mamma. Meno male che c’è la mamma: è stata lei a capire che l’intolleranza al glutine non lasciava crescere Viola; è lei a ricordarle di disinfettare banco e sedia a scuola perché sulla pelle le spuntano le bolle se solo sfiora la polvere; è lei a insistere che stia alla larga da cani e gatti, e per carità non li accarezzi mai, soprattutto quelli randagi.
Mentre le bestie si allontanano, Viola ha un’idea: al posto della buca per l’acqua ne scaverà una per sé, per sparirci dentro prima di cominciare la quarta elementare. Con un po’ di fortuna nessuno si accorgerà della sua assenza. Così come nessuno si rende conto di quanto detesti questa costa ventosa, l’acqua salata, il caldo, la sabbia, le zanzare, la noia, e le bambine cattive. Inspira e soffia fuori l’aria per togliersi di dosso la rabbia, finché mamma e nonna non escono dall’acqua trascinando il coccodrillo gonfiabile dove sta seduto il fratellino. Viola sente ridere le bestie e le guarda: la pancia di Lea tremola tutta; la cerniera in bocca a Maddalena luccica. Ridono della creaturina sballottata dal coccodrillo, di quel suo muso schiacciato, della pelle bianca da morto, degli occhiali da sole troppo grossi che gli scivolano dal naso, del costume imbottito più di quello di sua sorella. Viola guarda il fratellino e accenna un sorriso: non aveva mai pensato a lui come a un alleato contro Maddalena e Lea o contro la mamma. Si immagina più grande: lei e il fratello che prendono a calci le due amiche; lei e il fratello che convincono mamma a lasciar perdere il mare, andare in montagna, al lago, rimanere in città. Sta per seguire il resto della famiglia sotto l’ombrellone ma un’ondata di risate spinge gli occhi di Viola dalle bestie al fratello; il fratello, le bestie. Un’intuizione li fa brillare: ha appena scoperto a cosa le tornerà utile, a partire da questo momento e per sempre, quel bambinetto persino più strambo di lei.
Si alza, butta via la paletta, si avvicina a Lea e Maddalena, e comincia a ridere insieme a loro.

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