di Valeria Marzano Ha gli occhi azzurri e piccoli, mi invita a togliere le scarpe. Nel frattempo abbassa la persiana, deve entrare giusto un filo di luce, mi dice. Ma sì tu prova quell’accento romanesco che la casalinga adora, ricorda che devi sembrare rassicurante ma giusto un filino inafferrabile, misterioso, affascinante.
Eighth grade | Il colonnello
Non l’ho mica capito perché tutto mi fa piangere. Sono sicura che una spiegazione esista, deve avere a che fare con questo demone senza forma che mi porto dentro, che so che mi accompagna da un po’, che si sta facendo grande con me. Qualcosa lo va a stuzzicare. È un artiglio affilato, capace di pizzicare le corde giuste, quelle che fanno cadere il macigno su un punto esatto al centro del mio petto.
Poi tutto esplode, e io ancora non lo capisco, ancora non lo so come si fa. Mi sento nella testa una materia sinaptica così finemente ramificata eppure non ben radicata: riesce a cogliere tutto fin nel profondo, ma le mancano le coordinate principali. Immagino che crescendo cambierà.

