C’è quella cosa che dicono tutti, quando prendono un cane. Quella specie di elegia della razza da cui, i soggetti depositari del ruolo padronale, proprio non riescono a esimersi. Dicono: “Non è meraviglioso? È un setter irlandese/pastore bernese/lupo cecoslovacco! I veterinari dicono che sono animali intelligentissimi/affettuosissimi/fedelissimi!”. Ogni volta che sento qualcuno lanciarsi in questo genere di conversazione, non riesco a fare a meno di pensare a come risulterebbero le stesse frasi se applicate a cuccioli di un’altra specie. Quella umana, per esempio. “Non è meraviglioso? È norvegese purissimo!”, annuncerebbero fieri i genitori, “Puzzano un po’ di merluzzo, ma ho letto su internet che non si ammalano mai!”. Oppure: “Visto che roba? Giappone misto Nordafrica, un incrocio raffinatissimo. Quando crescono tendono a manifestare qualche crisi di identità, ma l’addestratore ci ha detto che se prese per tempo non sono niente di preoccupante”.
