Lui inizia a correre, l’inquadratura si allarga e parte Lana Del Rey. Titoli di coda. Per cinque minuti buoni rimango in una specie di comunione molecolare con la poltrona, come se di colpo la gravità all’interno della sala fosse aumentata e il mio corpo, schiacciato da un peso che non è abituato a sostenere, non potesse fare altro che rimanere immobile dove si trova. Non so bene se fare qualche commento pertinente, piangere o mettermi a urlare. Nell’indecisione leggo con attenzione tutti i credits che posso, fino ai cuochi di set (tre, forse quattro cinesi, il resto francesi/canadesi). Quando arrivano le specifiche della colonna sonora la gravità inizia a normalizzarsi.
