di Beatrice Salvioni
La mattina che mio padre disse: «Stasera ti porto alle giostre», fu la prima volta che lo vidi piangere.
Eravamo a tavola, ai nostri soliti posti. Io spalle alla finestra, avevo la faccia pesante di sonno, sulla schiena il sole di maggio. Lui aveva lo sguardo ficcato nel fondo della tazza di caffelatte e non diceva niente. Indossava la tuta da lavoro, rigida dallo sporco del giorno prima, grossi aloni imbiancati sotto le ascelle. La sera non era tornato in tempo per farsela lavare e quella di ricambio era ancora appesa allo stendino.
