di Nico Pittau (campionato mondiale di racconti di piazza edison, prima edizione)
Accendi una candela.
Te lo ricordi Goldrake? Trenta metri di altezza per difendere il mondo dai suoi nemici dividendo in due il cielo.
Forza che si è conservata per venire a incontrarci senza dare risposte. Oggi invece, oggi è festa e nessuno lo sa, devi farla accadere,
se suonerai i tuoi tamburi con la forza giusta, se soffierai la parola che più di tutte vuoi dire, sarà la tua Santa Martire ad apparire tra noi, gigantesca montagna che sostituirà il sole con la sua corona, gli occhi come vascelli
le spalle come piramidi le mani come pugnali,
e sulle unghie il disegno del volto azzurro degli angeli,
per poterti difendere e fare a pezzi i tuoi mali senza farli soffrire.
Femmina colossale, noi i suoi bambini piccoli a cui chiede di essere portata in braccio in cambio di una carezza.
La carezza che ha dentro ogni goccia del mare e ogni ombra di un albero in cui cerchi riparo. Le sue armi pronte ad alzarsi per te.
‘Umilissimo servo, vivi per regalarti’, ti sussurra all’orecchio la sua bocca di fuoco, ‘senti come ogni cosa è fragile e delicata, è sull’orlo del baratro, può finire anche adesso, mentre dormi o ti giri a salutare un amico, può finire per sempre’.
E tu ti chiederai
‘quando tutto è finito, tutto è stato distrutto, tu dov’eri Guerriero?
quando i ponti di pietra e le vecchie fontane sono state sepolte dalle fabbriche nere, rase al suolo e coperte di cemento e di asfalto, tu dov’eri Guerriero?
quando senza più alberi su cui fare il nido, gli uccelli uno per uno sono volati via, quando senza più luoghi in cui potersi parlare, toccare, vedere, gli amici uno per uno sono tornati a casa senza uscirne mai più, tu dov’eri Guerriero?
quando tutte le cose che sapevamo inventare sono morte schiacciate dall’avere già tutto, credendo che fosse meglio, tu dov’eri Guerriero?’
Tu dov’eri Guerriero?
Tu al contrario degli altri, nella via che di notte ti portava a casa, ti spaventasti proprio quando apparve la luce, luce elettrica e inerte, il tuo buio prezioso ti avevano tolto insieme a tutte le storie che ci abitavano dentro. Non è ancora finita. Santa Martire, arrivo, con la mano guidata dai tuoi muscoli tesi. Cinquantuno anni dopo aver perso la notte, tornerò a liberarla.
E allora…
Aspetti che tutti dormano in casa, chiudi piano la porta e torni in quella via. Nella tasca hai dei sassi. Guardi bene che non ci sia nessuno a guardarti. C’è un silenzio che sembra di prima del mondo. Prendi bene la mira… Prendi bene la mira e poi lanci la pietra. Passa intera una vita.
Sulla strada nera ti chini e raccogli una scheggia di vetro, trofeo della battaglia. Te la metti in tasca e ti viene da ridere. Per questo strano miracolo. Così inutile e autentico. Ridi e infrangi il silenzio, suoni il tuo trionfo. Ora vai verso casa, ma non per dormire, questa notte non si può sprecare così.
Sulla via del ritorno, deserto senza sentieri, penserai a cosa fare dopo la tua vittoria.
Forse annaffierai i fiori.
Forse accenderai un fuoco e abbrustolirai il pane.
Forse sfogliando pagine volerai su altre terre.
Forse sentirai il mondo respirare con te.
Oggi sei ritornato.

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