Se mai avesse dovuto stilare una classifica dei suoi maglioni preferiti quello indossato quella mattina sarebbe stato molto in basso, forse addirittura in ultima posizione. Nessuno però gli avrebbe mai chiesto di stilare una classifica – pensava -, tuttavia quella classifica esisteva a prescindere, ed esisteva per lui come esisteva per tutti. Così, quella scelta, quel giorno specifico – una domenica – se solo qualcuno -ma chi? – si fosse soffermato a farci caso sarebbe stato un grande indizio su come si sentisse e su quali aspettative avesse per la giornata.
Erano basse.
Era comunque un maglione decente, comodo, solo che da tempo non lo metteva quasi più, se non appunto per stare in casa quando non doveva vedere o incontrare nessuno. Quel giorno però aspettavano visite. Avrebbero rivisto una vecchia amica di sua moglie e il suo compagno, lo chiamavano tra loro il nuovo marito, ma forse non erano davvero sposati e nuovo non lo era veramente, stavano insieme già da alcuni anni, ma loro conoscevano la donna da molto prima, quindi il tizio sembrava ai loro occhi sempre una novità. I due vivevano in un’altra città, per questo si vedevano di rado e il marito o presunto tale dell’amica, di professione -sembrava assurdo, ma era così- faceva il mago.
C’entrava qualcosa con la professione di quell’uomo la scelta del maglione?
Non lo sapeva neanche lui.
Sua moglie Carla e l’amica si erano conosciute più di dieci anni prima, quando erano giovani, negli Stati Uniti. Poi si erano sempre riviste, negli anni, una volta ogni due o tre e si sentivano spesso telefonicamente, o almeno così riteneva lui, sebbene non lo sapesse con certezza. E un paio di anni prima era venuta a casa, nella loro vecchia casa, per far loro conoscere quel nuovo fidanzato, o marito, il mago.
Era stato un pranzo normalissimo, in cui le due donne avevano monopolizzato la conversazione, parlando per metà del tempo del loro passato americano e per metà del presente, con i suoi nodi e le sue contraddizioni, che in fondo creavano una linea e una continuità tra il presente attuale e quelle due ragazze che erano state, negli anni americani. Gli uomini erano stati ai margini della conversazione. Lui aveva optato per bere e fumare metodicamente; l’altro era più partecipe nella discussione, ma in fondo distante, finché Carla non gli aveva chiesto qualcosa del suo lavoro e il mago aveva fatto un piccolo numero di prestigio, facendo scomparire e poi ricomparire l’anello di Carla, dal suo dito.
Lo aveva fatto con un sorriso paziente, così si era prestato a quella richiesta: come se fosse abituato e lo accettasse, suo malgrado, come fosse il suo un lavoro qualunque e che, a un pranzo, qualcuno gliene avesse chiesto ragione o di chiarire meglio certi aspetti o contorni.
Chissà – si chiese lui- se anche a quell’ennesimo pranzo il mago avrebbe fatto uno dei suoi numeri o se la questione fosse archiviata con il primo incontro.
Gli ospiti arrivarono e il pranzo seguì un copione già recitato in passato. I discorsi delle vecchie amiche sul tempo condiviso, riferimenti a cose e persone che solo loro potevano conoscere. Lo sguardo di lui era fisso sul mago e sul suo look da impiegato di banca. Forse si sarebbe aspettato qualcosa di diverso da un prestigiatore, e il bicchiere di vino rapidamente si svuotava. Poi i discorsi di nuovo languirono e lui tornò alla carica con le domande sulla magia.
Sapresti indovinare i miei pensieri?
Sì, potrei farlo.
Se scrivo su un foglio dove vorrei essere in questo preciso momento, tu puoi indovinarlo?
Sì, questo lo so fare.
Allora il mago uscì dalla stanza, con un passo lento, e lui scrisse su un foglio la parola. Fu fatto rientrare e il mago indovinò “al cinema” scritto sul foglietto ripiegato in quattro.
Non dico che potrebbe esserci un trucco, un codice, tra te e la tua compagna, che nella formula scelta per richiamarti potrebbe averti suggerito la risposta. Non lo penso, ma potrebbe anche darsi.
Certo, rispose il mago senza alcun imbarazzo, alcuni maghi fanno così. Puoi chiedermi qualcos’altro, se vuoi.
Va bene, disse lui, guardando Carla negli occhi. Allora basta giochetti o indovinelli, prova a realizzare qualcosa di concreto. Prova a esaudire il mio desiderio. Puoi farlo, questo?
Ci possiamo provare. Sì, possiamo. Chiudi gli occhi.
Dopo qualche secondo di silenzio il mago disse: Adesso puoi aprirli, e quel momento di sospensione sembrava passato senza che niente fosse accaduto. Le donne sembravano a loro volta distratte verso altri argomenti e discorsi, come se la magia e la richiesta fossero state semplicemente dimenticate.
Guardò il mago con sguardo interrogativo, ma quello si limitò a fare un piccolo sorriso vagamente accondiscendente. Lui si alzò dalla sedia, perché la situazione gli era diventata penosa e andò in bagno. Si sedette sulla tazza del cesso, sebbene non dovesse fare niente. Pensò che in fondo era solo un pranzo, una manciata di ore della sua vita, niente di importante in assoluto, domani sarebbe stato di nuovo lunedì e la settimana con i suoi impegni avrebbe di nuovo imposto il suo ritmo.
Poi si sentì chiamare dal salotto.
Carla disse: Vieni, i nostri ospiti stanno andando via.
Nel corridoio, mentre si asciugava le mani sui pantaloni, il suo sguardo si posò sul suo riflesso nello specchio. Era sempre lui, naturalmente, ma aveva indosso un maglione diverso rispetto a quello che ricordava, un maglione di cachemire molto bello, grigio, morbidissimo, che non aveva mai visto prima, che non credeva neanche di possedere. La voce di Carla di nuovo lo richiamò alla realtà, alle strette di mano e ai saluti, là davanti al portone.

Inatteso. Inverosimile. Magico
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