di Shuai Law (campionato mondiale di racconti di piazza edison, prima edizione)
Dietro la stazione c’era un buco nella rete.
Passandoci attraverso si risparmiavano quindici minuti.
Quel giorno nevicava. Sui binari si era posato un velo sottile di bianco, che il passaggio dei treni scioglieva subito. Hui stava ferma accanto alla ferrovia e sentiva il freddo infiltrarsi lentamente dalle suole delle scarpe. Solo dopo aver spedito le chiavi della casa coniugale si era accorta che le mani le tremavano. Non sapeva se fosse paura o sollievo.
Jia le aveva detto più volte di andarsene da lì.
Hui ogni volta abbassava gli occhi e diceva di non essere pronta.
O forse diceva di non sapere dove andare.
Jia allora restava in silenzio.
Solo dopo un po’ diceva, con una calma che somigliava quasi alla stanchezza:
Devi scegliere almeno una volta.
Wei era accovacciata lì vicino a fumare. Yin era già passato dall’altra parte della rete e gridava:
«Muovetevi! Il treno sta entrando!»
Hui restò immobile.
Cercava di guardare lontano, oltre la nebbia e il fumo.
Jia era in ritardo.
Avevano deciso di andare al sud.
Wei diceva che all’inizio avrebbero affittato una stanza e poi, piano piano, aperto un’attività. Yin diceva che al sud non nevicava mai d’inverno. Jia diceva che lì c’erano più possibilità, che la gente era più aperta.
Hui non era mai stata al sud.
Il posto più lontano in cui fosse arrivata in tutta la sua vita era stato il tribunale della città.
Il giorno della sentenza, la madre dell’ex marito si era seduta davanti al tribunale a piangere, urlando che Hui era una donna ingrata. I parenti stavano attorno in silenzio. Nessuno la fermava.
Hui teneva la testa bassa.
Sentiva la vecchia gridare:
«Ti picchiava e tu non riuscivi nemmeno a parlare?»
Lei non aveva detto niente.
E per molte notti dopo, aveva continuato a sentire la voce dell’ex marito.
«Parla!» «Parla!»
Il rumore dei pugni sul corpo era sordo, come carne lanciata sopra un tagliere.
Cominciò di nuovo a nevicare.
Hui si strinse improvvisamente nelle spalle.
Adesso perfino qualcosa di leggero che le cadeva addosso riusciva a farle male.
Finalmente qualcuno comparve in fondo alla strada correndo.
Era Jia.
Correva forte. Dal respiro le uscivano nuvole bianche. Arrivata davanti a Hui, sorrise subito:
«Aspetti da tanto?»
Hui scosse la testa.
Jia allungò una mano verso il suo borsone, ma Hui arretrò d’istinto di mezzo passo.
La mano di Jia rimase sospesa in aria. Sembrava già abituata a quel gesto.
«Lo porto io.»
Hui non lasciò la presa. Senza alzare la testa, sollevò appena gli occhi verso Jia.
«È pesante.»
Lo disse piano.
Sentiva tutto il calore del corpo salirle fino agli occhi. Aveva la gola talmente tesa che persino l’ultima sillaba uscì incrinata.
Wei si alzò all’improvviso.
«E dai, smettetela di stare ferme!»
Dall’altra parte della rete Yin agitava le braccia in modo quasi ridicolo.
Jia una volta aveva detto che aveva braccia così lunghe che, quando le agitava, sembrava uno di quei pupazzi gonfiabili pubblicitari che si muovono davanti ai negozi.
Hui non riuscì a trattenere una risata. D’istinto cercò gli occhi di Jia.
Quando si voltò, Jia era immobile.
Hui sentì qualcosa di gelido risalirle all’improvviso dalla pianta dei piedi, rapido, tagliente.
Era una specie di allarme corporeo, affinato negli anni.
Jia abbassò la testa e diede un calcio a un sasso vicino ai binari.
Poi disse piano: «Forse… è meglio lasciar perdere.»
Nessuno reagì.
Wei fu la prima a capire. «Che significa?»
«Ci ho pensato.» Jia non alzava gli occhi. «Non credo più di voler partire.»
L’aria diventò immobile.
Hui rimase ferma, come il giorno della sentenza.
Wei si agitò.
«E allora perché parlavi sempre del sud?»
«Io parlavo così, tanto per—»
Wei la spinse.
«Ma sei scema?»
Anche Jia perse la pazienza.
«Come facevo a sapere che lei ci avrebbe creduto davvero?»
Dopo quella frase, tutto intorno diventò silenzioso.
Hui alzò lentamente la testa.
Jia abbassò la voce.
«Non penserai davvero che io ti…»
Non finì la frase.
Hui cominciò improvvisamente a ridere.
Prima piano.
Poi sempre più forte.
Rideva e intanto piangeva. Le spalle le tremavano senza controllo.
Wei impallidì.
«Sorella…»
La faccia di Jia si irrigidì.
«Perché ridi?»
Hui continuava a ridere, come se non riuscisse a fermarsi.
«Ti sto parlando!»
A poco a poco la risata si spense.
Hui alzò finalmente il viso.
«Ti sei mai…» Non ebbe il coraggio di finire.
Il sorriso scomparve di colpo.
Aprì la bocca, ma non uscì nessun suono.
Il vento passò sopra i binari e si portò via le parole.
Un secondo dopo Jia alzò improvvisamente la voce.
«Parla!» «Parla!»
Hui ebbe un tremito violento.
In quell’istante sentì di nuovo le voci di molti anni prima.
I pugni contro la porta.
Contro il tavolo.
Vicino alle sue orecchie.
Qualcuno che le afferrava i capelli e urlava ancora e ancora:
«Parla!»
Lei si rese improvvisamente conto che il sud non era mai stata una destinazione. Quello che voleva davvero era soltanto qualcuno che la portasse via. Ma quella persona non esisteva. E nemmeno il sud.
La neve cadeva sempre più fitta.
Hui fece un passo indietro.
Le cedettero le gambe.
E tutto sembrò sprofondare dentro un altro sogno.

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