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E.R. medici in prima linea | Il Clooney di E.R.

14 Dicembre 2021 di simone lisi

 

Erano gli anni ‘90 in Italia, con Pier Paolo eravamo in classe insieme.
Andrea invece era più grande di un anno, ma i nostri genitori erano amici, passavano lunghe serate a chiacchierare e io e lui e ci ritrovavamo sempre insieme sul divano a guardare la tv.
Erano gli anni ‘90 e, secondo la sceneggiatura originale di E.R., George Clooney avrebbe rivestito un ruolo secondario.
Il personaggio di Clooney era uno di quelli da far durare al massimo una o due stagioni, poi fare fuori, ma le cose non andarono così. Fu come se delle potenze occulte, superiori, agissero in lui e su di lui, così che il copione dovette essere adeguato a quel dato, e non viceversa.
C’era una specie di luce che si accendeva ogni volta che Clooney entrava in scena, spingendo una carrozzina attraverso quelle porte da ospedale, o quando si rivolgeva a un paziente con lo stetoscopio dietro al collo. Fu per questo che da una singola serie programmata, gli fecero fare quattro stagioni di cui divenne il protagonista assoluto, e fu proprio lui a dire, ormai troppo famoso per quel genere di produzione: grazie mille, e buonanotte.
Di quel cast di attori nessuno ha avuto una carriera cinematografica che si possa neanche lontanamente definire decente. Per puro diletto scorriamo oggi su wikipedia la lista di quegli attori. Non hanno fatto una bella fine: morti violente, comunità di recupero per tossicodipendenti, suicidi, omicidi. Fu come se tutto il successo confluisse in un unico punto, e quel punto era Clooney.
Ci sarebbe da sottolineare come nessuno del cast di E.R. sia riuscito nel compito – forse minore, ma più nobile – di rimanere impresso nella nostra memoria con il ruolo specifico di E.R. Nessuno di loro è ormai neanche più un’ombra nella nostra mente, fatta esclusione per Clooney. Ma, come si diceva prima, il Clooney di E.R. è diversissimo dal Clooney posteriore, quasi che si tratti di un’altra persona.
Il Clooney di E.R. è molto diverso, per esempio, da quello di Dal tramonto all’alba, o da quello di Gravity o di Syriana. Il mio vecchio amico Pier Paolo sostiene che il Clooney di E.R. non sia molto differente dal Clooney di Tra le nuvole, ma la somiglianza è illusoria, non supera un’analisi approfondita. Con Andrea siamo d’accordo nel ritenere che il Clooney di E.R. sia diversissimo dal Clooney di Oh Brother, where art thow?, e sideralmente distante da quello di Solaris, per non parlare di come sia inconciliabile con il Clooney di Ocean’s Eleven o Twelve, e figuriamoci Ocean’s Thirteen.
Non è solo da un punto di vista fisico che, se uno li vedesse insieme per strada, direbbe: “questi qui sono cugini, di certo non possono essere fratelli e in assoluto non sono la stessa persona”, non è quello il punto.
Il Clooney di E.R. indossava per lo più camicie non stirate, pantaloni modello chino, scarpe comode, ed è la stessa robaccia che indossiamo sempre anche io e i miei amici.
Il Clooney di E.R., ed erano la maggioranza delle volte, aveva indosso dei camici da pediatra di colori pastello – colori pensati per rassicurare i bambini, oltre che gli spettatori – senza mai dimenticare ai piedi le Crocs d’ordinanza.
Molti amici miei (penso ad esempio a Pier Paolo, o a Andrea) sono diventati, ad anni di distanza, dei medici e dei pediatri proprio in virtù del Clooney di E.R. malgrado loro (intendo i miei amici) non ne siano neanche lontanamente consapevoli. Se Pier Paolo o Andrea state leggendo questo testo, beh adesso lo sapete. Non è stato per far contento vostro padre.
Il Clooney di E.R. aveva sempre capelli corti, ma erano dei capelli spettinati, cosa in effetti non banale, almeno a livello teorico, ma prescindendo per un attimo dal “come”, resta da dire che il “cosa”, cioè la resa scenica, era perfetta perché sembrava che Clooney avesse dormito fino a un attimo prima su di una brandina d’ospedale. Anche Andrea porta i capelli tagliati così, si è pure fatto tingere di grigio adducendo non ricordo quale giustificazione, dice che non lo prendevano sul serio sul luogo di lavoro, ma il vero motivo era naturalmente un altro.
Tutto ciò che ha fatto seguito a quella serie televisiva anni ‘90 e riguarda la sfera lavorativa e personale di Clooney rappresenta per noi, per me, per Pier Paolo e per Andrea, una sanguinante ferita. Un tradimento di alcuni valori fondamentali. La pubblicità della Nespresso, la villa sul lago di Como, la presunta relazione sentimentale con Elisabetta Canalis, solo per nominare le più visibili forme del nostro dolore.
Scarti inconciliabili tra una personalità che credevamo di conoscere e un perfetto sconosciuto. La barba folta e lunga non è solo un vezzo estetico, abbiamo cominciato a dire con Pier Paolo, ma è una maniera per far apparire qualcun altro ciò che qualcun altro non è. Sappiamo però che non c’è nessun Clooney autentico rapito e sostituito con un fantoccio delle multinazionali. Ci piacerebbe, ma non è vero, ormai siamo adulti e non crediamo più nelle favole.
Del resto Pier Paolo lo avresti saputo da solo se avessi fatto psicologia dell’infanzia come me, invece di medicina: il concetto di identità è un concetto superato, noi cambiamo ogni giorno, siamo sempre altri.
Tranne il Clooney di E.R., lui no.
Lui resterà per sempre uguale, con le sue camicie pastellate, e le tazzone fumanti di caffè bevute a qualsiasi ora del giorno e della notte. Quel sorrisetto beffardo che anche Andrea prova a fare mentre gli parlo, con risultati poco convincenti, tanto da sembrare piuttosto uno con una mezza paralisi della faccia.
Beh, adesso Andrea sai anche questo.

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Postato in: Oceani di autoreferenzialità Tag: e.r., george clooney, medici in prima linea, simone lisi Fai un commento

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