Vittoria Puccini ha dichiarato che le sigarette che fumava per esigenze di copione sul set de “L’Oriana”, fiction rai di Marco Turco, erano finte, anzi fintissime, perché di fumare sul serio per carità non se ne parla. Rovina la pelle e fa venire i capelli bianchi. Stempia, aggiungo io. Per non parlare di Cancro & Co – Bronchite Acuta, Enfisema, Impotenza (!), Declino Mentale (quest’ultimo caro amico – Declino Mentale – viene menzionato tra gli effetti con decisamente troppa leggerezza su Mypersonaltrainer.it, che è un po’ la mia bibbia in fatto di prendersi cura del proprio corpo e volersi bene).
L’educativa dichiarazione di cui sopra mi ha fatto venire in mente alcune scene della storia del cinema in cui si fumano delle sigarette (io fumo da quando avevo quattordici anni, eppure ancora non mi viene di fumare davanti ai miei genitori. Parlando di noi bocciofili anche la Fra, come me, si fa le sigarette di tabacco sfuso delle marche più scrause tipo il Pueblo, che però è secco e raschia la gola. Io preferisco l’Origenes rosso. Ferro fuma tradizionalmente sigarette altrui e da quando lo conosco sta smettendo di fumare, quindi tecnicamente fuma solo ultime sigarette. Simo ha smesso sul serio, a quanto pare, e adesso fa yoga con Vittoria Puccini – si fa per ridere, tra l’altro questa parentesi è molto lisesca).
È incredibile quanta ipocrisia ci sia oggigiorno.
Ho visto gente manifestare in strada e tenere alta la bandiera dell’accoglienza e dell’asilo politico mentre fumava sigarette rollate con cartine OCB – notoriamente di proprietà della famiglia LePen.
Ma tornando alle scene:
Blade Runner
L’agente Deckard fa il test a Rachel, la quale non dovrebbe essere nervosa essendo una replicante ma in effetti dovrebbe esserlo proprio in quanto replicante. Al di là di questo evidente paradosso sta di fatto che Rachel si fuma – godendosela – una bella sigaretta spessa e senza filtro, con la carta gialla, in controluce, dimostrando quanto poco sintetiche siano le sue passioni e quanto sexy possa essere una replicante.
Il sorpasso
Questa sigaretta Gassman la ruba di bocca a un cummenda con cappello alla pescatora e occhiali da sole dopo una partita a ping pong (vinta) e qualche momento prima di ripartire col giovane Roberto, studente in legge, per andare – questo il programma – a fare serata a Viareggio.
Il grande sonno
Prima scena, sui titoli di testa. Un uomo e una donna fumano in silhouette, quindi posano le sigarette ancora accese sul portacenere di cristallo, vicine. Che altro aggiungere?
I soliti ignoti
In galera non si butta via niente. Ci si passa la sigaretta, un peo a testa, poi si soffia il fumo dentro la bottiglia per fumarlo di nuovo in un secondo momento.
Fischia un treno.
Uno dei carcerati, malinconico:
«Questo è l’accelerato da Ancona della 13 e 45».
Un altro dei carcerati, laconico:
«E chissene frega nun ce lo metti?»
Il lungo addio
Per Marlowe le sigarette sono molto di più di un vizio sociale o una dipendenza. Marlowe fuma anche mentre dorme o mentre fa la doccia. È un’unica, lunghissima sigaretta che dura tutta la vita. Il fumo è sempre davanti agli occhi, le palpebre si arrugano, le sopracciglia s’inarcano. La realtà o è fumosa o non è affatto.
Gran Torino
Thao: «Senti, dovresti smettere. Il fumo fa male».
Kowalski: «Già, anche far parte di una gang fa male».
Bastardi senza gloria
Tra i modi di spengere una sigaretta contiamo, ad esempio:
1) rotearla schiacciandola fra indice e pollice finché il tizzone non cade, quindi gettare il mozzicone nel primo cestino utile;
2) scoccarla dalle dita mirando a qualcosa d’immaginario;
3) farla cadere mollando la presa, quindi pestarla pensando che ogni sigaretta lasciata accesa è una scopata in meno;
4) farla cadere mollando la presa nel water e ascoltare il suo breve fffffff;
5) schiacciarla su uno strudel.
Secondo David Lynch il fumo è come una bella donna, l’ami ma ti rendi conto che non è quella giusta per te. La lasci. Poi cominci a vagheggiarla, ti rendi conto che la tua giornata è triste senza di lei. E pian piano dimentichi guai e tormenti, incominci a scriverle, a pregarla di tornare con te.
L’amore fa male, ma la mancanza d’amore ancora di più.


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