18 agosto, 1973. Un gruppo di amici stanchi della routine cittadina decide di fare un’allegra scampagnata per le ridenti lande texane. La bionda Sally Hardesty (un’eccezionale Margherita Buy) è fidanzata con Jerry (Stefano Accorsi), il guidatore nonché proprietario del camper, con i capelli ricci e vaporosi, un po’ nerd. Pamela, detta Pam (Ambra Angiolini), è invece la fidanzata di Kirk (Luca Argentero), più bello e sicuro di sé dell’amico Jerry ma non per questo meno intelligente. Il quinto passeggero è il fratello disabile e sovrappeso di Sally, Franklin (un eccezionale Pierfrancesco Favino: siamo già pronti allo sciopero della fame qualora non venisse premiato con la Coppa Volpi), che i quattro sono ben felici di portare con sé nonostante rompa evidentemente le uova nel loro paniere sessuale.
Dopo una sosta per far pisciare Franklin in una scatola di caffè – il malaugurato rotolerà giù dall’erta, complice un camionista poco rispettoso delle norme stradali – i cinque amici riprendono il viaggio. Tra frizzi e lazzi Pam rovina un po’ l’atmosfera leggendo l’oroscopo di Paolo Fox del Capricorno, nel quale si dice che Saturno in quel periodo è contrario, meglio stare a casa, ma Kirk liquida la cosa con un franco: “non crederai a queste puttanate?”, mentre gli altri continuano nei frizzi e nei lazzi godendo del sommaco tutt’intorno e del sole alto nel ciel.
Poco dopo decidono di caricare un autostoppista, pur nella generale diffidenza, un tizio con una voglia color rosso pompelmo in volto e l’aria sciroccatissima (un Filippo Timi leggermente sopra le righe). Si parla di mattatoi, di modi di uccidere le mucche (“meglio le buone vecchie mazze”, sostiene l’autostoppista mostrando delle foto) e del clima (“caldino, eh?”), quindi la situazione degenera dopo che il tizio si ferisce volontariamente a una mano col temperino di Franklin, poi scatta una foto allo stesso Franklin quindi la brucia sopra della carta stagnola dopo aver provato a vendergliela e in tutto quel fumo ferisce sempre Franklin al braccio prima di essere gettato a calci fuori dal camper – quando è troppo è troppo, deve aver pensato Jerry dietro agli occhiali, osservando dallo specchietto retrovisore.
È il momento di una sosta per fare benzina. Purtroppo il benzinaio (un eccezionale Ennio Fantastichini) li informa di essere a secco e che il rifornimento arriverà (“bene che vada”) la mattina dopo. I cinque non si lasciano intimidire (ancora no) e visto che lì vicino c’è la vecchia casa degli zii decidono di fare visita ai loro ricordi. Ottima idea davvero. Franklin viene lasciato fuori, tanto scocciato da fare prrrrr ripetutamente con la linguaccia, mentre gli altri si avventurano in ciò che resta dei loro ricordi. Poi Kirk e Pam decidono di andare a fare un bagno nel fiume che Franklin dice essere lì vicino (“ciao ciao, ci vediamo fra un’oretta!”). Spersi, trovano una rimessa di macchine e un compressore acceso, così Kirk decide di bussare a una casa lì accanto.
Non ricevendo risposta entra e si mette a girellare finché sbuca fuori un tizio enorme con una maschera fatta di pelle umana (una strepitosa Serra Yilmaz) che lo tramortisce con una mazza e lo trascina via. Pam, non vedendolo tornare, lo segue dentro la casa e dopo aver ammirato il mobilio e la chincaglieria in ossa umane viene anch’ella catturata da Leatherhead e appesa a un gancio di quelli dove si appenderebbero i quarti di bue, se fossimo in un mondo perfetto. Ma questo mondo è tutt’altro che perfetto. Ok. Poco dopo Jerry, sulle loro tracce, apre quella porta perché ancora non conosce il titolo italiano del film e viene centrato da una mannaia in pieno volto e messo nel frigo insieme agli altri.
È notte, e Sally e Franklin sono un po’ preoccupatini, così decidono di andare a cercare i loro amici. Facendola breve: Franklin purtroppo viene ripetutamente affettato dalla motosega di Leatherhead sotto gli occhi della sorella Sally che invece corre via. Sally corre, corre un sacco. Alla fine si rifugia dal benzinaio che però si scopre essere il padre di Leatherhead e dell’autostoppista autolesionista e piromane nonché matricolato assassino a sua volta.
Merda.
Dopo una cena non esattamente idilliaca ma certamente memorabile – durante la quale, per l’occasione, Leatherface indossa la faccia di Jerry e viene tirato fuori dalla naftalina il nonno (una Milena Vukotic irriconoscibile) che viene nutrito col sangue della pulzella, quindi costretto a tirarle lui il colpo decisivo in testa come faceva una volta, quand’era giovane e leggiadro – Sally si lancia fuori dalla finestra con la forza della disperazione e corre via verso la giustizia americana, che sei mesi dopo friggerà le palle alla famiglia di svitati (da menzionare il cameo di Francesco Pannofino nella parte del camionista nero obeso che prova in un primo momento a salvare la sventurata, senza riuscirvi).
E basta. Il regista Ferzan Özpetek si è detto felice del successo del film, che ha definito “una cosa fatta tanto per fare”. Il film è stato finanziato con gli incassi di Deep Throat, un precedente film porno della Medusa Film, molto bello.

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