Ho intervistato David Foster Wallace (Ithaca, 21 febbraio 1962 – Claremont, 12 settembre 2008), mandandogli messaggi Navajo nell’oltretomba, per sapere cosa ne pensasse di questo film tratto dal celeberrimo reportage intervista di David Lipsky edito in Italia da Minimum Fax.
Per chi non conoscesse David Foster Wallace, diciamo semplicemente e ingiustamente che è un po’ il Kurt Cobain (Aberdeen, 20 febbraio 1967 – Seattle, 5 aprile 1994) della letteratura americana. Per chi non conoscesse Kurt Cobain diciamo che dovete farvi un po’ di cultura pop rock e letteraria e quant’altro.
Di solito David Foster Wallace risponde ad ogni mia domanda navajo spedita nell’oltretomba dopo circa 24 ore di attente riflessioni. Io gli scrivo ogni giorno almeno 10 messaggi. Sta ancora cercando di rispondermi a quelli di due anni fa. Tuttavia, vista l’urgenza cinematografica dettata da The end of the tour, il buon vecchio caro Wallace ha deciso di contrarre un po’ i tempi. Dopo un mese sono riuscito ad ottenere queste risposte, che qui vi riporto con enorme orgoglio.
Caro David, come stai?
Bene ma mi fa un po’ freddo qua giù nell’oltretomba e poi devo sempre andare a cercare Serpente Volante, il capo Navajo che non mi sopporta, per farmi tradurre i tuoi messaggi. Puoi mandarmeli in inglese accademico per favore?
Volevo chiederti cosa te ne è parso del film The end of the tour.
Ti ripeto: puoi mandarmi i messaggi in inglese accademico per favore? Comunque senti, ora non è che devi pensare che io mi senta, cioè intendiamoci: a tutti farebbe piacere, no? Intendo che qualcuno faccia un film su di te, cioè su di me, nel senso che ho usato la parola te come un te generico, no? Però non vorrei che tu pensassi che io mi sia montato la testa solo perché… Cioè guarda, mi ricordo ancora quella volta in cui Breat Easton Ellis si vantava che avessero girato un film tratto da un suo libro, tipo Le regole dell’attrazione o American Psycho e a quanto fosse insopportabile in quel periodo. Cioè ora non vorrei che tu pensassi che Breat Easton Ellis sia insopportabile in ogni suo momento, no, anzi guarda, sì, cioè… diciamo che è proprio una persona carinissima.
Nel film, come nel libro di Lipsky, si analizzano alcuni aspetti fondamentali della tua creatività. Cosa c’è di vero e cosa c’è di falso?
Ti prego, non usare più la parola film che in navajo significa ti spiezzo in due, e Serpente Volante non ha molto senso dello humor. Comunque, per rispondere alla tua domanda, vorrei dire che è un po’ come quando guardi un telefilm. Io sono un grande appassionato di The Wire, lo saprai no? Ormai lo sanno tutti. E in The wire il quesito fondamentale, almeno secondo me, non pensare che io stia dicendo che tu non abbia capito il quesito fondamentale, perché no, non voglio che tu creda che… va beh insomma il quesito che più mi ha colpito è quello di capire se in The Wire la realisticità del tutto sia una reppresentazione del mondo per come effettivamente è, oppure un semplice modo per venderti un prodotto. Per l’amor del cielo, un prodotto di grande qualità, ma pur sempre un prodotto.
Ok, ma se dovessi chiederti un giudizio sincero sul film The end of the tour, tu che giudizio mi daresti.
Oh mamma… Santo cielo… tu… tu mi stai chiedendo… mi stai chiedendo davvero… un… un giudizio oggettivo su un lavoro che un altro ha fatto su di… su di me?
Sì, una specie.
Ma… io… ecco vedi… secondo te è possibile un giudizio oggettivo su se stessi? Voglio dire è possibile produrre un occhio esterno a se stessi capace di giudicare oggettivamente? Nella letteratura chi ci ha provato è sempre caduto in grandi illusioni narrative. Tu che ne pensi? E il prossimo messaggio puoi mandarmelo per piacere in inglese accademico?
Voglio soltanto che tu mi dica se questo film ti è piaciuto oppure no, no?
David Foster Wallace purtroppo non ha ancora risposto al mio ultimo messaggio navajo, l’unica lingua che conosco per mandare messaggi nell’al di là, mentre brucio piccoli animaletti sopra le tombe di vecchi capi nativi americani.
David Foster Wallace probabilmente non mi risponderà mai. C’è ancora tanta tristezza per la sua morte e di certo questo piccolo film (The end of the tour) caratterizzato dall’avere un cast tutto sbagliato (ogni attore è fuori ruolo), non è in grado di dirci niente di più su di lui. Al massimo ci dice qualcosa in meno, ovvero che David Foster Wallace è quasi pronto per mettere il suo bel faccione sulle magliette dei teenager.



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