I fili colorati uscivano dai caschi e correvano lungo le file di candidati, srotolandosi a terra e aggregandosi in affluenti minori, lungo le file orizzontali da dieci posti, e maggiori, lungo le verticali da venti, ingrossandosi in matasse arcobaleno che dovevamo scavalcare fra settore e settore, smarrendosi in rami sempre più ampi fino a sciogliersi nell’ultimo tratto in un cavo di un metro, forse due di diametro. Quest’iride solida, di plastica e rame, scorreva sicura verso il calcolatore centrale che troneggiava sul capannone come un capo tribù.
