Sul divano, distratto dalla TV sintonizzata sul solito canale che trasmette il solito salotto d’opinione dove i soliti ospiti si intrattengono con i soliti argomenti, leggo La morte del padre, il primo volume dell’enciclopedico ciclo di romanzi in cui lo scrittore norvegese Karl Ove Knausgård – un Proust trovato sotto un fiordo, qualcuno ha detto; un mitomane che ci prende tutti per il culo, qualcun altro ha aggiunto –, ha raccontato la sua vita, tirando dentro famiglia, amici e conoscenti.
