La luce riusciva a filtrare tra le fessure delle assi degli scuri; sulla parete buia, nera, di fronte al suo letto si proiettavano allora alcuni fasci luminosi che un esperto di astronomia, certo non lui, avrebbe potuto considerare elementi di una antimeridiana, e forse sarebbe anche riuscito a leggere l’ora. Mentre Miguel Rivera poteva soltanto ricordarsi – ogni volta che apriva gli occhi e osservava quelle linee – poche e improvvise immagini dei luoghi e dei volti che avevano abitato il suo sonno, e gli piaceva credere che quella meridiana ne governasse il tempo.
