Avete presente quella persona che in modi misteriosi e sotterranei, spesso all’insaputa degli altri – e sicuramente a sua stessa insaputa – compie il miracolo di tenere insieme un gruppo di amici? C’è una brutta parola che descrive questo tipo di persone: glue. Colla. È probabile che questa persona non abbia neanche particolari qualità nel rapportarsi agli altri. Non è detto ad esempio che sia l’anima della festa, la persona dalla battuta pronta che fa innamorare tutte le ragazze. Ma se chiedete a Jean vi dirà che Mike era proprio così. Jean amava Mike, come ognuno di noi. Lo amava con tutto il cuore. Ed era difficile stargli accanto – per non dire che era facilissimo, la cosa più naturale e bella del mondo – proprio perché Mike amava darsi incondizionatamente, senza giudicare e senza avere mai il minimo interesse, per il semplice gusto di conoscere gli altri e di aprirsi al mondo. Come diceva lui, “stare vicini è tutto ciò che ci resta” (si guarda le scarpe). Purtroppo il lato negativo dei rapporti è che sono esauribili – e lo sappiamo fin troppo bene, noi, qui riuniti oggi. Per quanto vorace tu possa essere, per quanto disponibile ti possa far trovare, queste sono le persone, puoi contarle. Amore, amicizia: non sono che numeri. Probabilmente i Gorfein, che Mike l’hanno cresciuto come un figlio, non saranno d’accordo con questa mia idea. Ciao Mitch, ehi Lillian. La vostra speranza è più forte del vostro realismo. Cosa posso dire, vorrei essere ebreo quanto voi (sorride guardandosi le scarpe, Mitch ha un improvviso attacco di tosse). Comunque. Io con Mikey ci suonavo insieme, questo lo sapete tutti. Non saprei dire chi fosse la spalla dell’altro, certo è che aveva talento da vendere. E in effetti un po’ l’abbiamo venduto, del suo talento – voglio pensare che ce ne fosse anche del mio – stavamo andando alla grande, davvero. Se ancora mi fanno suonare al Gaslight è perché sono il Davis di Timlin e Davis, non certo perché gli interesso io. Mike sapeva parlare al cuore della gente. Era amato da tutti. Mike però era anche molto depresso e per questo due giorni fa si è buttato dal ponte George Washington senza lasciare un biglietto o una parola di scusa o di conforto a chi restava. Che poi saremmo noi. L’avreste mai detto? L’ironia è che il nostro album s’intitolava If we had wings. Se solo avessimo le ali. Ora forse scriverò un pezzo sulle persone che fanno da collante, i misteriosi aguzzini della socialità – quelle persone che meritano si faccia un film sulla loro vita, si scrivano libri su di loro, quelle persone che quando muoiono diventano subito dei personaggi. Forse lo farò. O forse mi limiterò a chiedervi per favore, non lasciamoci andare, non disperdiamoci, non lasciamo che questo dolore abbia troppo da insegnarci.

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