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A bigger splash | Una certa idea di ricchezza

18 Gennaio 2016 di simone lisi

Guadagnino, sai qual è il paradosso della ricchezza?

(Il paradosso della ricchezza riguarda tutti, salvo gli aborigeni che rifiutano il denaro, ma forse neanche loro ne sono completamente esclusi. Riguarda me che scrivo adesso e riguarda anche i miei vecchi genitori fricchettoni che si sono trasferiti a vivere nei boschi con la comunità degli Elfi. Investe come rovina il più tamarro dei tamarri, è ovvio, ma raggiunge perfino il più elitario degli snob. Perché la ricchezza nelle diverse forme in cui si manifesta, è sempre la stessa cosa: soldi. Ma forse non è chiaro cosa intendo. Procediamo quindi con ordine)

Che tu abbia un attico all’ultimo piano davanti a Central Park, con dobermann che ti scivolano tra le gambe, lisci come pesci di fiume, che tu sia circondato da pittori o da e intellettuali affaccendati in discorsi, affacciati a quel palazzo di New York sorseggiando vini pregiati – da 500, da 600 dollari la bottiglia – o che tu sia un tamarro di Prato Ovest, mettiamo che tu sia un tamarro nel privé di una discoteca di provincia, con una macchina inutilmente grossa fuori parcheggiata, diciamo un Cayenne, e tu abbia indosso abiti carissimi ma di cattivo gusto. Ecco, tra queste differenti tipologie di ricchi c’è poi veramente differenza? Tra la barca a vela di un D’Alema e il mega motoscafo di un emiro, c’è una differenza che sia sostanziale? O no?

L’obiettivo di Guadagnino e dei suoi film è affermare che c’è una differenza. Il paradosso non è quantitativo, ma qualitativo, afferma Guadagnino. Il paradosso della ricchezza è che il denaro riguarda tutti e non solo i ricchi. Che esiste in verità una sola categoria, perché esistono i ricchi e i non ricchi che vorrebbero esserlo. Che all’interno della prima categoria ci sono quelli già da sempre ricchi e poi ci sono quelli che ricchi lo sono diventati, e che sono gli arricchiti. Oltre a loro c’è il resto.

Eppure (e qui sta la chiave di questo discorsetto che gira a vuoto e non va de nessuna parte) io guardando i film di Guadagnino penserò a questo: che un calciatore, il più stupido, becero, ignorante calciatore arricchito e ignorantissimo, avrà sempre una sua intelligenza superiore, una sua estrema intelligenza calcistica. Che Francesco Totti sia a suo modo un genio (lo diceva Musil ne L’uomo senza qualità, dell’assurdità di definire certi fantini geniali? Ma magari io mi confondo). Seppur quel calciatore, io questo lo so bene, non sappia parlare, tu Guadagnino proverai a convincermi del fatto che egli non possa non possedere una sua intelligenza superiore. E quindi la sua ricchezza sia alla fin fine giustificata. Questo affermi tu Guadagnino.

Che il padrone sia padrone a ragione (perché ce l’ha fatta, perché è superiore). Guadagnino, io penso che questo sia in verità falso. E lo dimostrano non tanto i miei discorsi sul tuo film (confusi, fumosi), ma i tuoi film e in particolare quest’ultimo. Perché non funziona, perché non è un buon film.

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Postato in: Lo sfogone Tag: A bigger Splash, hockey, Luca Guadagnino, Tilda Swinton Fai un commento

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