È andata più o meno come tutte le volte che piove e tutti decidono di utilizzare l’automobile come ombrello. Si sta comodi, avvolti dal caldo del climatizzatore, cullati dal tergicristallo che fa avanti e indietro quale unico suono in un ambiente ovattato che ci protegge dall’inferno di clacson sgasati e bestemmie che infuria sotto la tormenta e si estende per chilometri e chilometri, tra auto incolonnate e strade intasate come arterie ostruite dal colesterolo. Per fare un breve tragitto, il cui tempo di percorrenza stimato nei giorni di quiete è circa quindici minuti, si impiega un tempo indefinito tra le quattro ore e la vecchiaia.
