Da anni ormai frequento un tale che si sbuccia le dita su tutti i pianoforti su cui gli capita di posare lo sguardo. Ed è seccante stargli dietro, perché ogni stramaledettissima volta che andiamo da qualche parte insieme, e che trova un pianoforte, quello, incurante, si siede e ad alta voce chiede, posso suonare? A quel punto ha già il polpastrello del pollice posato sul bordo di un tasto.
